Protesta malati Sla a Roma contri i tagli all'assitenza

17 novembre 2010 - IERI A ROMA LA PROTESTA DEI MALATI SLA E DEI LORO FAMILIARI CONTRO I TAGLI DI TREMONTI

 

RASSEGNA STAMPA

(sul sito corriere.it è disponibile  l'intevista audio a Chantal Borgonovo, clicca qui

Il comunicato stampa dell'associazione VIVA LA VITA, leggi qui

LE NEWS ANSA

ROMA - Hanno sfidato anche la pioggia, oltre che la malattia, i malati di Sla che hanno passato la giornata sotto la sede del ministero dell'Economia. Una decina di pazienti da tutta Italia sono arrivati a Roma, con lettighe e sedie a rotelle, «non per chiedere la carita», come hanno fatto notare più volte, ma per rivendicare il diritto all'assistenza, negato anche dai numerosi tagli del governo. Il presidio si è chiuso con l'assicurazione da parte del ministero che i fondi saranno nella Finanziaria ora in discussione, ma sulla promessa pesa la spada di Damocle della possibile richiesta della fiducia, che renderebbe impossibile qualsiasi emendamento.
A molti dei 5mila malati italiani, hanno fatto notare gli organizzatori della manifestazione, al momento manca tutto: non c'è assistenza, non ci sono fondi per aiutare le famiglie costrette a spendere fino a 5mila euro al mese per le cure e i dispositivi tecnologici necessari, e non ci sono neanche linee guida univoche sulla malattia, al punto che anche all'interno di una stessa Asl i pazienti vengono trattati diversamente.
Il minimo indispensabile chiesto al Governo è un fondo di 100 milioni di euro, per aiutare le famiglie, oltre alla revisione dei Livelli Essenziali di Assistenza fermi sulla scrivania del ministro da due anni: «Un malato di Sla è posto costantemente di fronte a un bivio - ha affermato Alberto Damilano, medico e malato di Sla - decidere che questa non è più vita e lasciarsi morire, o decidere di continuare a vivere.
La differenza la possono fare solo quelle misure che possono evitare ad ogni malato di vedere i propri familiari consumarsi agli arresti domiciliari insieme a loro».
Fra le lettighe è spuntata anche Mina Welby, la moglie di Piergiorgio, che conosce bene le difficoltà a cui vanno incontro i familiari dei malati: «Io inviterei il ministro a passare 24 ore con un malato per rendersi conto di come vivono - ha affermato - voglio che i malati abbiano l'assistenza di cui hanno bisogno per avere una vita dignitosa». Welby ha anche ricordato i tagli effettuati dal Governo che pesano sui malati: «Il Governo ha tagliato 400 milioni di euro - ha spiegato - di cui 300 per la non autosufficienza e altri 100 per la formazione di personale qualificato che costerebbe meno degli infermieri professionali».
Dopo diverse ore di attesa finalmente una delegazione formata da due malati e dal presidente dell'associazione 'Viva la vita onlus' che ha supportato la manifestazione sono stati ricevuti da un dirigente del ministero, riuscendo a strappare la promessa, poi confermata da un comunicato stampa ufficiale, dell'inserimento di un emendamento in finanziaria con dei fondi ad hoc: «Ma c'è l'incognita della fiducia - spiega Mauro Pichezzi, presidente di Viva la Vita onlus - se verrà posta non sarà possibile fare niente».
L'annuncio dell'emendamento è stato accolto comunque con favore sia dai malati, che per ora hanno deciso di sospendere il presidio, sia da diversi esponenti politici tra cui il ministro della Salute Ferruccio Fazio e il presidente della Commissione d'inchiesta sugli errori in campo sanitario e i disavanzi sanitari regionali, Leoluca Orlando. Fuori dal coro invece Maria Antonietta Farina Coscioni, secondo cui «L'impegno assunto di un emendamento in loro favore non è una garanzia di nulla perchè al momento è impossibile avere nota e conoscenza del suo contenuto». La sentenza si avrà comunque già dai prossimi giorni, quando la discussione della Finanziaria entrerà nel vivo.


LE TESTIMONIANZE DEI MALATI E DI CHANTAL BORGONOVO


ROMA - In un Paese che si vanta di essere una delle potenze più industrializzate al mondo può succedere che si impieghino nove mesi per diagnosticare la Sla, la sclerosi laterale amiotrofica, che si sbaglino le terapie mettendo il paziente su una sedia a rotelle e che si abbandonino lui e la sua famiglia nel momento delle cure. È solo una delle storie che si potevano raccogliere oggi durante la manifestazione dei malati al ministero dell'Economia, dove una decina di pazienti da tutta Italia sono arrivati con lettighe e sedie a rotelle per chiedere più assistenza.
«Dopo i primi sintomi, nel settembre 2008, i medici hanno impiegato 9 mesi per diagnosticare la Sla - spiega la moglie di Maurizio Casadidio, giunto dalla Calabria - gli hanno fatto anche una chemioterapia che ha peggiorato la situazione, mettendolo su una sedia a rotelle. Una volta capito che cosa aveva ci hanno mandato a casa senza nessuna prescrizione».
È proprio la sensazione di abbandono da parte delle istituzioni quella che prevale nelle persone in via XX Settembre, con i familiari che spesso devono lottare per riuscire ad ottenere quello che spetta loro di diritto: «Abbiamo dovuto faticare per avere cose indispensabili come la carrozzina o il puntatore oculare per la comunicazione - continua la signora Francesca - ora però non abbiamo nessuno che ci aiuti nell'assistenza, che è a carico della famiglia. Inoltre spesso nella stessa Asl i trattamenti per i malati sono diversi, non ci sono delle linee guida e i medici non conoscono la malattia».
Uno dei pesi maggiori è quello economico, visto che l'assistenza, i farmaci e le tecnologie costano molto, e solo di bolletta elettrica si arrivano a spendere 500 euro: «Lui è stato licenziato, e ha una pensione di 480 euro, e io ho un lavoro part time - spiega - e abbiamo un bambino di due anni e mezzo. Abbiamo anche dovuto fare tutti i lavori in casa, come l'installazione del montascale, tutto a carico nostro».
La disparità di trattamento è una costante anche in altre regioni: «Ogni volta che cambia il manager della Asl mi chiama per dirmi che mio marito costa troppo, e che dovrebbe tornare in ospedale - racconta una signora arrivata dalla Sardegna - io li invito a casa mia e quando lo vedono cambiano idea. Lui però è fortunato, altri nella stessa zona non sono riusciti ad ottenere quello che abbiamo noi».
«Di bisogni ce ne sono tantissimi - conferma Chantal Borgonovo, moglie dell'ex calciatore che ora lotta contro la malattia - i malati di Sla, soprattutto quelli nelle condizioni di Stefano, sono totalmente a carico delle famiglie, che vanno sostenute». Proprio le famiglie sostengono un peso che può diventare insopportabile: «Non deve sopravvivere solo il malato, ma anche la famiglia - continua Borgonovo - Chi può permetterselo ha qualcuno che lo aiuta, ma spesso le famiglie fanno i salti mortali anche solo per avere un aiuto solo per qualche ora. Chi non ce la fa supplisce personalmente ma arriva al collasso perchè non è un problema che dura qualche mese, sono anni di assistenza continua necessaria».

SCHEDA SULLA SLA

ROMA - La sclerosi laterale amiotrofica, detta Sla, è una malattia neurodegenerativa inguaribile in cui vi è una degenerazione di entrambi i tipi di cellule nervose motorie. In Italia ne sono colpite circa 5mila persone: circa 6 individui ogni 100mila abitanti.
«Nella Sla si ammalano sia le cellule nervose del sistema centrale, che si trovano nella corteccia motoria, ovvero la parte del cervello dove c'è la pianificazione del movimento, sia le cellule nervose  a livello esecutivo periferico, cioè nel midollo oppure nel bulbo, nel tronco encefalico, che controllano i movimenti del volto (lingua, bocca ecc.)», spiega Maurizio Inghilleri, responsabile del Centro Sla del Policlinico Umberto I di Roma.
Si possono distinguere diversi tipi di Sla: quella spinale, con disturbi di atrofia negli arti superiori e inferiori, e quella bulbare, che colpisce soprattutto il volto, con difficoltà nel parlare e nel deglutire. «La prima - continua Inghilleri -  ha un decorso più lento: circa 3 o 4 anni prima di arrivare alla morte per paralisi respiratoria. La seconda invece degenera molto rapidamente lasciando al paziente un'aspettativa di vita di soli 2 anni».
Scoperta da circa 10 anni, oggi la Sla è nota come una malattia derivante da un codice genetico alterato: «Il 10% dei casi è di origine familiare. Qui l'alterazione riguarda una proteina in particolare, la Sod1 (Superossido dismutasi): il mediatore chimico nelle cellule nervose motorie che serve per ridurre il glutammato. Nel restante 90% si sono osservate alterazioni genetiche polimorfiche, che costituiscono una predisposizione alla malattia».
Particolare interesse hanno suscitato alcune categorie di ammalati: «I calciatori sono colpiti da Sla 12 volte in più rispetto alla popolazione generale», secondo uno studio condotto dall'Università di Torino. Un fenomeno che ha attirato anche l'attenzione della magistratura, come testimonia l'inchiesta del magistrato Raffaele Guariniello che ha indagato sui casi di circa 40 giocatori morti di Sla». Un'incidenza da attribuire a diversi fattori: «La predisposizione nel soggetto, il dover affrontare un'attività con un forte sforzo motorio che spesso comporta dei traumi, l'uso di integratori».  Altra categoria è data dai lavoratori nel settore dell'edilizia, in cui ricorre l'elemento dello sforzo motorio. Attualmente l'unico farmaco standardizzato è il Riluzolo: «Nasce come antiepilettico e agisce riducendo la produzione di glutammato. Può prolungare la vita del paziente fino a 3 mesi.
Occorre pertanto incentivare la ricerca e la rete di assistenza ramificata sul territorio che consente ai medici un'osservazione costante degli ammalati», conclude Inghilleri.


« Torna a News

In questa sezione:

Pagina: 1 2 3 4 5 6 7